Il Direttore Area Sport e Sviluppo dell’Orlandina Basket Peppe Sindoni, è intervenuto ieri alla trasmissione “Sesto Uomo”, condotta da Antonio Puglisi su Radio DOC. Di seguito vi riportiamo i passaggi più interessanti.

Sul finale complicato con Rieti il DS ha commentato: «Quando si costruisce una squadra così giovane bisogna mettere in conto degli errori nei momenti topici di partita, bisogna avere cultura sportiva e sapere a cosa si va incontro. Quando scegli consapevolmente determinati uomini, con un’età così bassa devi sapere che, come in ogni cosa delle vita, si migliora e si impara sbagliando. Aver vinto è fondamentale perché ci permetterà di analizzare gli errori fatti pur mantenendo grande fiducia nel lavoro svolto e aspettando con calma i rientri di Kinsey e Lucarelli, che ci aiuteranno a essere più solidi nei momenti caldi di partita.»

Sulla difficoltà della Nazionale e del sistema nel produrre giocatori: «I giovani vanno prima di tutto scelti, allenati e poi fatti giocare. Far giocare un ragazzo non pronto non fa il bene di nessuno. La nostra fortuna è avere tanti tasselli che si incastrano bene: un club indirizzato verso la ricerca, la formazione e il lancio dei giovani, un allenatore in grado di “insegnare” e non solo di gestire e un ambiente paziente e sempre più maturo cestisticamente.»

Sul pubblico casalingo nelle prime due partite: «Il dato è clamoroso: alla prima partita di quest’anno, contro Torino abbiamo registrato lo stesso numero di spettatori della prima casalinga dello scorso anno. E’ un dato da analizzare perché nel corso della passata stagione abbiamo recuperato molta gente ma all’inizio di questa stagione ti ritrovi alla base di partenza. I dati attuali sono solidi viste le piccole dimensioni di Capo d’Orlando ma sicuramente dobbiamo analizzare questo dato con attenzione.

Probabilmente la strada intrapresa dal club è difficile da capire. Pur avendo centrato risultati in maniera pressoché immediata il passaggio dal “vado a vedere Basile” ad andare al PalaFantozzi per Laganà e Donda, che sono qui da quando hanno 16 anni, non è automatico. Sappiamo che questo è un processo lento ma siamo sicuri che le prossime generazioni di tifosi cresceranno avendo ben chiari i nostri valori.
Siamo molto contenti della percorso intrapreso perché andiamo sempre più verso un futuro sostenibile: il modello Capo d’Orlando funziona.»

Ufficio Stampa Orlandina Basket