Peppe Sindoni spiega perché Capo va così forte | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 24 marzo 2017

Peppe Sindoni spiega perché Capo va così forte

Giuseppe Sciascia – Prealpina

Peppe Sindoni spiega il case history di sucesso di Capo d’Orlando. Il d.s. della Betaland, maestro dello scouting visto l’attuale quarto posto con un monte stipendi che vale attorno al 50 per cento di quello di Varese, parte dal feeling con il coach Gennaro Di Carlo per illustrare il funzionamento di una squadra con matrice di gioco “all’europea”: «L’allenatore non lo conosci mai al 100 per cento: 9 volte su 10 lo scegli per motivi umani, il nostro caso è ancora più particolare perché fu promosso in corsa da assistente. Conoscevamo a fondo la persona e le sue idee, e nella costruzione dello staff e nella modalità del lavoro Gennaro ha sposato al meglio la filosofia del club basata sulla programmazione. Sul campo è una persona forte che però incarna al meglio la filosofia aziendale».

Resta però il rischio che alla fine della stagione in corso i pezzi pregiati saranno saccheggiati da club più ricchi…
«Stiamo cercando di far capire all’ambiente che il successo di Capo d’Orlando non dipende dal numero di vittorie: bisogna capire i macro obiettivi di un club che ha successo se il suo settore giovanile è più forte e i nostri prodotti avranno più spazio. L’altra grande riflessione è sul futuro: vale la pena provare a confermare lo zoccolo duro di quest’anno se finiremo bene qualificandoci per una coppa europea? Il rischio di perdere i pezzi pregiati è altissimo, ma la programmazione ci deve aiutare a sostituirli».

Dunque trovare nuovi giovani da valorizzare o rilanciare diventerà la vostra “mission”?
«Quando Fitipaldo è andato al Galatasaray è spiaciuto a tutti, ma razionalmente quando un giocatore firma per noi ci auguriamo che finisca così. Dopo 4 mesi i nostri tifosi lo seguono ancora con orgoglio, e in futuro speriamo che anche altri elementi, a partire da Stojanovic, vivano la parabola di crescita di Bruno. Per noi è una strada obbligata per caratterizzarci con un progetto a lungo termine».

Un progetto che passa anche su investimenti su atleti italiani ed europei in età giovanile?
«Ogni spesa extra è molto vicina al costo di un senior e ci vuole tempo per vederne i frutti: il nostro investimento su Ihring (19enne play ceco attualmente in prestito in patria, ndr) è stato effettuato a gennaio 2015 e solo a settembre del 2017 inizierà a ripagarci in serie A. Ma è un modo per dare un’identità forte: Stojanovic, Laquintana e speriamo anche Ihring e Donda considerano Capo d’Orlando come la loro alma metter. La serie A attuale ha un livello medio che consente a un ragazzo contento, entusiasta e motivato di colmare il gap con americani che vengono qui senza condividere nulla del nostro basket».

Come vede la partita di domenica al PalA2A?
«Temiamo molto la trasferta di domenica, una delle più difficili a livello psicologico. Varese è in forma splendida e nel girone di ritorno sta esprimendo un gioco da quinto-sesto posto. Non sarà uno scontro diretto e magari qualcuno ricorderà che all’andata abbiamo vinto con relativa facilità, ma sarà assai complicato vincere al Pala2A: dopo 4 vittorie in fila di cui 3 esterne per noi sarà un esame di maturità».

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