Peppe Sindoni: «Orlandina su con la testa, con Milano festa grande» | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 30 marzo 2016

Peppe Sindoni: «Orlandina su con la testa, con Milano festa grande»

Francesco Gugliotta – SiciliaSportiva.com

Capo d’Orlando – È stata una Pasqua molto serena in casa Orlandina Basket. Dopo la vittoria in quel di Brindisi di sabato sera, i paladini hanno staccato la spina per godere di qualche giorno di riposo in vista della ripresa del lavoro settimanale che porterà alla grande sfida contro la capolista Milano. Giorni di meritato relax per tutti, anche per il ds del sodalizio siciliano Peppe Sindoni, pronto al rush finale al pari dei suoi ragazzi. Il direttore sportivo della Betaland Capo d’Orlando, in attesa dell’assemblea di Lega per discutere la “questione coppe” e il dopo-Matino, si è concesso ai microfoni di siciliasportiva.com per fare il punto della situazione nel momento culmine di una stagione costellata di alti e bassi.

Ds Sindoni, nelle prossime ore ci sarà un’importante riunione di Lega in cui si discuteranno casi spinosi come il contenzioso tra Fiba e Fip in merito alla partecipazione dei clubs italiani alle competizioni europee e il dopo Fernando Marino. Capo d’Orlando parteciperà all’assemblea e con quali pensieri?

«La prossima è una riunione informale cui parteciperemo come sempre. Per noi dovrebbe essere presente il nostro direttore generale, Ciccio Venza, a meno di sconvolgimenti dell’ultima ora. Ovviamente siamo sempre interessati agli equilibri della Lega cui prendiamo parte, anche se onestamente il primo caso ci tocca molto relativamente. Non credo che l’anno prossimo l’Orlandina disputerà una competizione europea, quindi è anche difficile dare un giudizio al riguardo. Per quanto concerne Marino, posso dire che noi siamo approdati in Serie A quando il presidente attuale era già in carica da un anno. Ci siamo ritrovati dentro il sistema con degli equilibri già consolidati. Per quello che può valere, ritengo che Marino abbia svolto bene il suo lavoro, anche se credo che avere un presidente di Lega senza connessioni ad alcun club di Serie A potrebbe essere un’ottima soluzione. Detto questo, non credo che alterare gli equilibri a tre mesi dalla fine della stagione possa essere positivo ed efficace, i tempi sono strettissimi».

Torniamo sul parquet. Vittoria pesantissima a Brindisi, visti anche i risultati delle concorrenti in chiave salvezza. Il canestro di Perl può valere una stagione?

«Potrebbe, assolutamente. Mi fa piacere sia arrivato in una serata in cui Zoltan non stava facendo benissimo, anzi forse stava giocando la sua peggior partita dell’anno. È stato un canestro importante e soprattutto emozionante e che ha un valore enorme per noi. Questo è un successo molto significativo per la classifica ma anche per mantenere altissimo il morale prima di una gara dal grande fascino come quella contro Milano».

Non è mai bello parlare dei momenti negativi di una stagione ma sicuramente da quando Gennaro Di Carlo ha preso in mano le redini della squadra e da quando Ryan Boatright è un giocatore di Capo d’Orlando la squadra ha cambiato marcia. Da quali di questi due fattori secondo te dipende la svolta in positivo di un’annata che stava andando pericolosamente a Sud?

«Mi dispiace immensamente dirlo ma credo stia tutto nella gestione dei rapporti umani. Da quando Gennaro è diventato capo allenatore, il suo motto è stato quello di rivolgersi alle persone e non agli atleti. Ha preso il gruppo di petto, ha guardato ogni giocatore negli occhi e ha lanciato un messaggio univoco, chiedendo a tutti spirito di sacrificio per il bene del collettivo. Questo approccio è stato fondamentale per un cambio di rotta che era necessario. Abbiamo vinto con Venezia soffrendo, abbiamo travolto Bologna e piano piano abbiamo ritrovato la fiducia nei nostri mezzi che è essenziale per fare bene a qualsiasi livello. Questa squadra si è rialzata con la testa e, con una rinnovata consapevolezza, sono arrivate altre vittorie pesanti che hanno cambiato l’inerzia di questo campionato. Non era facile, ad un tratto ci siamo ritrovati ultimi, da soli in fondo alla classifica e abbiamo vissuto un periodo tremendo. A cavallo tra dicembre e gennaio abbiamo giocato sei partite in condizioni fisiche disastrose, con Nicevic e Jasaitis fuori per infortunio, con Ilievski e Bowers a mezzo servizio e con le poche certezze che avevamo che andavano dissolvendosi. Se tutti i problemi fossero arrivati un paio di mesi più tardi, magari adesso staremmo parlando di tutt’altra annata. L’arrivo di Boatright ha certamente dato una spinta in avanti a tutta la squadra, che si è ricompattata come gruppo e ha ritrovato i suoi equilibri anche sul parquet. Adesso il coach ha la possibilità di utilizzare una rotazione a dieci uomini, cosa prima praticamente impensabile, e ogni ragazzo sa, sia nel reparto lunghi che tra gli esterni, di non dover portare il peso della squadra sulle proprie spalle, perché in panchina c’è qualcuno che può dare un apporto fondamentale come il suo. un “bravo” a Di Carlo, quindi, che riesce a gestire al meglio una situazione del genere. Ma credo che la svolta sia stata prima di tutto psicologica e attitudinale e soltanto dopo tecnica. Adesso siamo una vera squadra ed è la cosa che più mi piace di questa rigenerata Orlandina».

Domenica al “PalaFantozzi” arriva Milano. Non è più una prima volta ma resta una partita di grande prestigio, diversa da tutte le altre.

«Ormai non è più una novità, ma sfidare Milano è sempre motivo di orgoglio per noi. Ogni volta che l’Olimpia arriva a Capo d’Orlando è una grande festa di basket, a prescindere poi da come andrà sul parquet. Anche l’anno passato abbiamo affrontato i meneghini in questo periodo ma è stata una partita particolare. In quel caso avevamo di fronte una squadra serena, già sicura del primo posto in regular season e non troppo affamata, infatti abbiamo vinto anche abbastanza agevolmente. Quella di domenica sarà invece una gara difficilissima perché dinnanzi a noi troveremo una formazione arrabbiata dall’eliminazione in Eurocup patita con Trento e non ancora certa del primato in graduatoria. Ogni volta che si gioca con Milano è molto complicato. Sostanzialmente ci si ritrova con due trasferte da giocare e in mezzo una super squadra da affrontare. Fortunatamente la prima trasferta è andata, adesso ci concentriamo sulla EA7. Sarà durissima ma proveremo a cavalcare quest’onda positiva che ci vede vincenti da quattro turni davanti al nostro caldissimo pubblico».

Dopo l’ultimo turno la quota salvezza secondo te si è alzata? Nonostante ciò, fate ancora un pensierino ai play-off vista l’incredibile risalita avuta dalla squadra in questo scorcio di campionato?

«Parto dalla tua ultima riflessione. Onestamente è molto difficile, anche se non impossibile. Credo, purtroppo, che il sogno play-off sia sfumato con il canestro di Starks a Cremona. Sognare è lecito ma realisticamente potrebbero non bastare quattro vittorie nelle ultime cinque partite per approdare alla post-season. In chiave salvezza, il successo di Torino a Pistoia ha riaperto una corsa che un paio di settimane fa poteva apparire chiusa. Penso che con 24 punti ci si possa considerare in Serie A per un’altra stagione, forse anche con 22. La quota salvezza la faranno Pesaro e Torino, praticamente le squadre che sono sotto di noi. L’ultima giornata, tra l’altro, propone in calendario proprio Torino-Pesaro. Magari si deciderà tutto il 30 aprile. Noi contiamo di chiudere il discorso permanenza in A molto prima, vincendo più in fretta possibile quelle due gare che ci permetterebbero di continuare a vivere queste emozioni insieme alla nostra gente, insieme a tutta Capo d’Orlando».

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