L’Orlandina si affida ai giovani. Laquintana: “I big ci danno fiducia” | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 6 novembre 2015

L’Orlandina si affida ai giovani. Laquintana: “I big ci danno fiducia”

11260783_10153682382772311_19378631132885234_nBenny Giardina – LiveSicilia

CAPO D’ORLANDO (MESSINA) – L’ultimo scivolone contro Varese non cambia di una virgola il giudizio sull’inizio di stagione dell’Orlandina. Il gruppo messo in piedi questa estate da Enzo e Giuseppe Sindoni si è già tolto delle grandi soddisfazioni, salendo in cattedra come possibile sorpresa della stagione. Un inizio da applausi, con tre vittorie e due sconfitte frutto anche della sfortuna, come ad esempio quella rimediata a Venezia, nella quale Capo d’Orlando ha scoperto nuovi talenti da mettere in vetrina. Tra questi c’è Tommaso Laquintana, playmaker classe 1995, sulla cui crescita l’Orlandina ha puntato ciecamente. Dopo l’ottima stagione in A2 a Biella, è stato richiamato in Sicilia per dire la sua anche in massima serie. E lui, come racconta a LiveSicilia Sport, si è fatto trovare pronto sin da subito: “Sicuramente giocare qui dà delle belle emozioni. Sono molto felice di questo inizio di stagione, anche se contro Varese sapevamo di dover affrontare una partita difficile, abbiamo peccato un po’ in difesa. Adesso ci carichiamo, andremo a prendere i punti persi a Caserta”.

Nell’inizio sprint dell’Orlandina c’è anche la sua firma. Laquintana, che si è alternato in cabina di regia con Vlado Ilievski, ha dimostrato di saper gestire anche la pressione di giocare al piano superiore, così come il resto dei compagni. Una sorpresa per tutta l’Italia del basket, che ha permesso alla squadra allenata da Giulio Griccioli di imporsi sin da subito nei piani alti della classifica: “Onestamente non me lo sarei aspettato – ammette Laquintana – però abbiamo un gruppo fantastico e se si gioca così è normale che si faccia bene. Siamo dispiaciuti per l’ultima sconfitta, ma dobbiamo ripartire”.

La fortuna, per Laquintana e per gli altri giovani, è quella di poter contare su gente che di campionati alle spalle ne ha decine. Un totem come Basile, insieme ad altri veterani del calibro di Ilievski e Jasaitis, sono il vero punto di forza di questa squadra, nonché il punto di riferimento per chi si affaccia solo adesso alla massima serie: “Ci danno dei consigli incredibili ogni giorno. Basile per me è come un padre, mi spiega tutto sia dentro che fuori dal campo, mi porta anche a pescare. Sono molto felice di giocare con loro, è un’emozione. Siamo un grande gruppo”. E sebbene la leadership dello zoccolo duro non venga mai messa in discussione, anche giovani come Perl o lo stesso Laquintana hanno avuto l’occasione per prendersi tiri fondamentali: “Sia io che Zoltan non abbiamo paura – prosegue il playmaker pugliese – fosse per me giocherei sempre nei finali di partita perché mi piace troppo. I grandi ci danno molta fiducia, ma anche noi vogliamo prenderci le nostre responsabilità”.

In un gruppo così compatto e completo, c’è un’individualità che spicca su tutte. Laquintana non ha dubbi: “Jasaitis. È un giocatore assurdo, cammina e domina. Fa tutto con tranquillità e ci fa vincere le partite”. Finché il lituano resta protagonista, l’Orlandina dovrà rivedere i propri limiti. Perché sì, l’obiettivo unico resta quello di mantenere un posto tra le prime sedici squadre d’Italia, ma qualche pensierino ad un traguardo intermedio non si nega. Per i playoff sarà anche presto, magari un viaggio a Milano per le Final Eight potrebbe essere già un gran passo in avanti: “Sarebbe un bel sogno. Noi intanto restiamo con i piedi per terra e pensiamo alla salvezza, se però restiamo nelle zone alte della classifica vedremo”.

E Laquintana, alla fine di questa stagione, dove può arrivare? Enzo Sindoni, presidente dell’Orlandina, non ha mai nascosto la propria ammirazione per il giovane playmaker, indicandolo più volte come un futuro titolare della nazionale. Un obiettivo enorme, data anche la concorrenza nel ruolo, ma per il momento la testa va all’impegno sul parquet: “Voglio migliorare su come stare in campo e su come pensare in campo. Il coach mi sta dando una grande mano e sono felice di giocare per lui, ha un sistema di gioco che non avevo mai provato”. I frutti raccolti in questo inizio di stagione, d’altronde, non possono essere solamente un caso.

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