Intervista a Gianluca Basile | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 15 gennaio 2016

Intervista a Gianluca Basile

_55A1280 (Copy)FABIO CAVAGNA – La Provincia

Per la prima volta, domenica il Pianella accoglierà Gianluca Basile da avversario. In verità, da quando ha lasciato Cantù (al termine della stagione 2011-12), si è già ritrovato a incrociare in trasferta armi e destino con i biancoblù seppur in un’unica circostanza: era il 28 aprile 2013, lui indossava il biancorosso dell’Armani Milano ma a ospitare quel derby fu il Paladesio. Il “Baso” non solo perse, ma – reato da oltraggio alla corte – gli fu persino impedito di scendere in campo. Già, n.e., non entrato. Un affronto. Abbandonata la corte di re Giorgio, raggiunse l’altro capo (Capo d’Orlando per l’appunto…) dello stivale senza farsi alcun problema a confrontarsi con il campionato di A2. Immediata la promozione al piano di sopra e così il 4 aprile 2015 ecco l’allora Upea (e attuale Betaland) venire clamorosamente maltrattata (93-67) dall’Acqua Vitasnella con Basile però contumace. L’eterno ragazzo (che intanto la prossima settimana spegnerà 41 candeline…) di Ruvo di Puglia era infatti infortunato e non fu dunque neppure portato al seguito restandosene al sole e al mare di Sicilia.

Questa volta, però, non si scappa…

Questa volta me la godo. Anzi, torno a godermi il Pianella. E lo farò con immenso piacere. Non ci sono santi che tengono perché visto che siamo al quanto decimati, eventualmente mi farebbero giocare anche zoppo.

Scamparla per voi a Cucciago si annuncia un problema.

In effetti, con tutta la gente che avete ingaggiato non sembra mettersi bene per noi. Se fino a qualche settimana fa questa sfida poteva anche essere etichettata come scontro tra potenziali candidate a scendere, ora è invece improvvisamente cambiato il mondo.

In Brianza vi presentate da ultimi della classe.

Non il miglior biglietto da visita. Ora che Cantù si è trasformata, mi sa che a lottare per non retrocedere restiamo soltanto noi, Pesaro e Torino.

E dire che eravate partiti benissimo con tre successi nelle prime quattro gare di campionato.

Per assurdo, è proprio quello il peccato originale che ci portiamo appresso.

In che senso?

In pre-season avevamo perso praticamente con tutti, avversarie di A2 incluse. Poi è arrivato Ilievski che ci ha subito messi a posto prima di infortunarsi. E abbiamo ripreso a perdere anche perché con una sfiga come quella di quest’anno non ricordo di essermi mai dovuto confrontare.

A cosa allude?

Un infortunio dietro l’altro a colpire tanti miei compagni. E al tempo stesso abbiamo buttato delle partite all’ultimo possesso. Quando perdi spesso, ci va di mezzo anche la testa e smarrisci via via fiducia

A pagare è stato coach Griccioli, esonerato tra Natale e Capodanno. Si dice l’abbiate fatto fuori vuoi.

Minchiata bella e buona.

Intanto Torino prendeva Dyson, Pesaro ingaggiava Daye e Cantù cambiava colore ed espressione. Soltanto voi tra le candidate all’A2 non avete aggiunto un pezzo grosso.

Non solo non abbiamo proceduto ad addizioni, ma a causa dei ricorrenti infortuni ci siamo persino visti sottrarre giocatori.

Otto punti in 15 partite: quanti ne dovrete accumulare nelle prossime 15 per raggiungere l’ideale quota salvezza?

Credo serviranno altre sette vittorie. In pratica dovremo renderci autori di un girone di ritorno degno di una squadra che punta ai playoff, tenuto conto che ora a 14 punti si è ottavi.

Caro Gianluca, veniamo a trattare un po’ più in profondità di Cantù.

Molto volentieri. E anticipo la domanda. Quando ho giocato in squadre costruite per vincere che poi hanno cambiato molto in corso d’opera non abbiamo poi mai vinto nulla. Perché i campionati si vincono in settembre. Almeno questa è la mia convinzione.

La ragione principale?

Una squadra, che tale voglia non solo definirsi ma pure essere, deve crescere insieme, allenarsi insieme, pestare il muso assieme. E per farlo serve tempo.

Ma così ci smonta…

Calma. Io ho parlato di squadre costruite per vincere, mentre Cantù era nata per salvarsi. Ebbene, per la salvezza basta e avanza l’aggiunta di questi quattro buoni giocatori.

Vorremmo ben vedere…

Ora da queste parti il prossimo step (ma minimo minimo) è rappresentato dai playoff. Obiettivo che ritengo ampiamente alla portata, anche alla luce dell’estremo equilibrio che caratterizza questa stagione.

Dell’avvento di Dmitry Gerasimenko che ne pensa?

Tutto il bene possibile. Perché è una fortuna per Cantù aver trovato un personaggio del genere. La stessa fortuna che ebbe la mia Fortitudo ai tempi di Seragnoli, un patron tifoso, appassionato di basket e con indubbie disponibilità economiche.A Bologna ha fatto divertire, vincere e tenuto per dieci anni la squadra ad alto livello. Poi, via lui è stato un disastro, ma questo è un altro paio di maniche.

Insomma, se fosse un fan canturino farebbe salti di gioia: è così?

Sicuramente. Senza scordare però una figura chiave di questo club negli ultimi anni quale quella di Anna Cremascoli. Perché è grazie a lei e ai suoi cospicui investimenti che questa “piazza” così importante è tornata protagonista ad alto livello, ha fatto un figurone in Eurolega e ha riportato enorme entusiasmo sugli spalti. Le si potrebbe pure fare un monumento.

Che messaggio sta cercando di far passare?

Che certo i tifosi potevano ritenere più solida una proprietà Cremascoli, ma che – peraltro per stessa ammissione di Anna – quella proprietà ora non avrebbe più avuto tanto futuro. Per questo motivo vedo come una benedizione l’ingresso di Gerasimenko. Una mano del Signore, insomma. E comprendo altrettanto bene come il nuovo patron si sia potuto entusiasmare e innamorare al volo di Cantù, perché questo è davvero un posto speciale. Che ti cattura, ti rapisce, ti coinvolge e ti trascina.

Morale della favola?

Io me lo terrei stretto uno così. Se un soggetto che sarà pure posseduto da un pizzico di follia ma che certamente ha qualche soldo (e mi tengo stretto…) si fa prendere dal gioco intervenendo così come sta facendo lui, perché gettargli la croce addosso a prescindere?

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO

ALTRI ARTICOLI