Il PalaFantozzi dalla “parte sbagliata”. | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 12 novembre 2015

Il PalaFantozzi dalla “parte sbagliata”.

12244699_10153699531322311_4828616416260362919_oBasket Magazine – Antonino Garramone

Che bello è, quando esco di casa per andare al palazzo! Eh si, che bello. C’è chi la prende come una questione di vita o di morte, chi la vede come una fede o chi la prende con filosofia. E’ tutto un ciclo destinato a non esaurirsi mai, perché alla base di tutto ci sono i tifosi. Ne esistono a non finire, quelli da poltrona, da stadio o da bar, dai più calmi agli hooligans stile inglese; sono loro a decidere tutto e che ci crediamo o no cambiano le nostre giornate. Spiegare il perché è un argomento troppo vasto da affrontare, ma basta pensare ad un palazzetto senza tifosi, possono dare un senso al match e cambiarlo con il loro calore. Senza, nessuno sport riuscirebbe a sopravvivere, dal più seguito al più insulso. Possiamo farne una questione di marketing, niente tifosi ed appassionati è direttamente proporzionale a niente incassi per le società, che fallirebbero, così come i media e così come la partitella con gli amici, insomma, il “normale” verrebbe stravolto. A proposito di normale. Come chiamiamo un paese di 13.307 anime capace d’imporsi a livello nazionale in quello che è lo sport più bello al mondo? Soddisfazioni, che sono fruttate negli anni grazie alla passione di una cittadina che vive di emozioni, una cittadina con dei tifosi straordinari. Una bella storia, che dopo l’esclusione dalla Serie A nel 2008 sembrava destinata a finire, ed invece stava appena cominciando. La “Banda Nuautri”, destinata ad essere sostituita da “The Wrong Side”, gruppo ispirato allo stile casual d’oltremanica, è stata sempre vicina alla squadra, come solo i tifosi veri fanno, e mano nella mano, è partita la “reconquista”. Due promozioni e due ripescaggi riportano Capo d’Orlando tra i grandi, e la passione, fa si che ci rimanga. Così abbiamo avuto il piacere di ascoltare Giuseppe, capitano di lungo corso, che ha vissuto tempi bui e gloriosi di questa realtà, e che ancora oggi la domenica sostiene la maglia con gli altri ragazzi della “Parte Sbagliata”.

Sappiamo che fino a qualche tempo fa il gruppo ultras di Capo d’Orlando era la “Banda Nuautri”, ma quando è nata “The Wrong Side”?
The Wrong Side ha appena un anno di vita, per l’esattezza è nato il 26 agosto 2014, dopo lo scioglimento della Banda Nuautri.

Quanto è numeroso questo nuovo gruppo?
Siamo circa quaranta, ma la nostra forza è quella di coinvolgere l’intero PalaFantozzi nei momenti topici del match.

Una delle cose più belle nel mondo dello sport è l’essere gemellati con altre tifoserie, voi avete gemellaggi particolari?
Nella storia degli ultras a Capo d’Orlando, non ci sono mai stati veri e propri gemellaggi, dai tempi della Banda fino a Tws. Ci sono diverse amicizie con altri gruppi ultras, nel calcio come nel basket, questo sì, ma non si può parlare di gemellaggi veri.

Qual è il vostro coro più rappresentativo?
“Ho trovato l’amore, ma era strano perchè.. Lei non era una donna, ma era tutto per me! Per lei niente fior, solo voce e cuor. Orlandina alè, per la vita con te”. Un coro romantico, che esprime tutto l’amore che abbiamo per quella maglia e per i nostri colori. Di gran lunga il mio preferito!

Qual è invece la coreografia più bella che ricordi?
Una delle coreografie più belle è stata sicuramente quella delle quattro vittorie di fila nel derby con Barcellona. “Voi fate il vostro gioco, noi poker servito”, con in mezzo quattro assi con su scritte le date delle vittorie, bellissimi ricordi.

Come sono i vostri rapporti con la squadra e col presidente Sindoni?
Abbiamo buoni rapporti con società e presidente, così come con la squadra, chi onora i nostri colori merita tutto il nostro bene e rispetto. Tuttavia il nostro obiettivo è sempre e solo quello di sostenere la maglia.

Quali sono momenti e personaggi a cui siete più legati?
Ci sono tanti momenti e personaggi che ricordiamo con piacere. Uno dei momenti più belli è stato sicuramente il ritorno in Serie A, che è dove meritiamo di stare, ma anche i personaggi sono più di uno, basti vedere le calorose accoglienze al Poz o a Meo Sacchetti lo scorso anno, tanto per citarne due.

Cosa ti aspetti da questa stagione dell’Orlandina?
Il campionato è ancora lungo, e sappiamo bene che nel basket non c’è nulla di scontato. Queste prime partite comunque, hanno incrementato la mia fiducia in questa squadra, che lottando fino all’ultimo secondo di regular season, potrebbe anche raggiungere i playoff. In realtà però sarebbe meglio non fare pronostici del genere, per non mettere sotto pressione i ragazzi, dato che l’obiettivo primario è la salvezza.

A proposito di pronostici, ce ne fai uno generale sulla Serie A?
Reggio Emilia al momento la vedo una spanna sopra tutti, poi ci sono le solite Milano, Sassari e Venezia. Per i playoff sarà una guerra, che vede come potenze principali Trento, Brindisi, Avellino, Pistoia e Cremona, anche se spero che l’Orlandina riesca ad inserirsi. Per quanto riguarda invece le ultime posizioni mi sbilancio e dico in ordine: Caserta, Varese e Pesaro.

Quali sono gli aspetti che più ti piacciono di questo basket?
Il basket è lo sport più bello al mondo. In confronto ad altri sport, nulla è mai scritto. Un esempio è stato Cremona-Trento, solo nella pallacanestro si può avverare una rimonta simile, non bisogna mai rilassarsi, o rischi di tornare a casa con le mani ai capelli. Poi in confronto al calcio sei più preso da quello che accade sul rettangolo di gioco, anche perchè sei più vicino ai giocatori ed alle panchine.

Cosa invece cambieresti del nostro basket?
In Italia i problemi si conoscono, e ne parliamo ogni giorno fino alla nausea. I palazzetti in primis: troppo piccoli e mantenuti male, basta vedere l’acqua che entra a Pistoia o i furti che ci sono stati in estate a Caserta. Altro capitolo infelice sono gli arbitri, a volte rischiano di rovinare una bella serata di sport. Sia chiaro, ci sono anche quelli bravi, ma bisognerebbe trovare il giusto equilibrio.

Basile: “E’ il mio terzo anno a Capo d’orlando e mi trovo molto bene. Io vengo dal Sud e mi trovo bene qui. I tifosi mi fanno sentire a casa, e mi hanno fatto ritrovare il piacere di giocare a pallacanestro. Sono di aiuto nei miei confronti. E’ un ambiente ideale e i tifosi sono fantastici“.

Laquintana: “Tornare a Capo d’Orlando per me è come tornare a casa, sono contento di aver giocato la mia prima partita in Serie A a Capo d’Orlando perché è la società che mi ha lanciato anche in A2. Voglio ringraziare il club e i tifosi per la fiducia e darò tutto quello che posso in campo per ripagarla. Quest’anno sarà molto importante per me, la Serie A è un campionato duro e fisico, ma so che qui ho possibilità di crescere e migliorare“.

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