Iannuzzi: «Siena è stata la mia scuola. Il basket è la mia vita» | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 19 novembre 2016

Iannuzzi: «Siena è stata la mia scuola. Il basket è la mia vita»

_oe42935Salvatore Pintaudi – Gazzetta dello Sport

CAPO D’ORLANDO (ME). A Cesinali, 2500 abitanti in provincia di Avellino lo conoscono tutti, Antonio è: «il ragazzo alto che gioca a pallacanestro». In Serie A, sono bastate 7 gare, a questo omone barbuto di 208 cm per 110 kg, per farsi apprezzare. Antonio Iannuzzi, 25 anni, della Betaland, ha già all’attivo 63 punti e 34 rimbalzi in 149′ di campo. «Non mi aspettavo un impatto così, il merito è della società che in estate mi ha cercato. Se sto facendo bene è merito del coach, dei compagni. Giocare a basket è la mia vita».
Eppure anche per lei il primo sport è stato il calcio.
«Verissimo, per strada o nelle piazze di Cesinali. C’era però un problema: tra tutti ero il più sviluppato, troppo alto, mi divertivo poco. A 12 anni ho cominciato a frequentare la Vito Lepore, società satellite di Avellino, mi dicevano che era un peccato sprecare quella mia dote. Dopo un solo anno sono passato alla Scandone».
Iannuzzi il predestinato. Bastarono pochi tornei giovanili che Siena le mise gli occhi addosso.
«Un giorno ricevetti una telefonata, pensavo si trattasse di uno scherzo. Mi volevano a Siena per conoscermi, per farmi vedere la loro struttura. Ne parlai con i miei genitori e all’inizio di quell’estate partimmo per la Toscana. Mi bastarono pochi minuti, ero convintissimo: volevo giocare a basket. Sarei rimasto a Siena da subito, mi presero per pazzo, ma era la mia scelta di vita. Sapevo che sarebbe cambiato tutto, volevo costruire il mio futuro».
A soli 15 anni, nella Mens Sana società che vinceva tutto. La sua famiglia come ha accolto questa decisione?
«Sono sempre stati dalla mia parte, ero il primo dei tre figli che faceva sport. Mamma casalinga, papà pensionato. Per me sono stati quattro anni indimenticabili, mi hanno costruito come uomo e atleta. Siena, la culla della pallacanestro, c’erano i migliori: Stonerook il mio idolo in campo e fuori. Ho imparato moltissimo, migliore scuola non potevo avere».
Ferentino, due anni e una promozione dalla B alla A-2, poi Matera e Omegna. Ora Capo, finalmente la Serie A. Sensazioni?
«Gioco a basket perché mi diverto, la Betaland è un gruppo fantastico. Devo ringraziare coach Di Carlo per la fiducia. A Capo dobbiamo salvarci, poi magari puntare a qualcosa di più prestigioso».
Domani ci sarà una bella sorpresa per lei a Caserta.
«Ho saputo che stanno organizzando un pullman da Cesinali. I miei genitori, i mei fratelli gli amici. Sarà la prima volta che mi vedono in Serie A. Ai miei genitori devo tutto. Sarà un’emozione fortissima, spero di fare bene e magari dedicare loro la vittoria. Poi più avanti andremo ad Avellino. Lì forse mi scapperà qualche lacrima».

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