Fitipaldo e Capo d’Orlando: «Mi sono ambientato alla grande» | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 13 ottobre 2016

Fitipaldo e Capo d’Orlando: «Mi sono ambientato alla grande»

Qui l’intervista in lingua originale: http://www.referi.uy/fiti-no-desperdicia-ni-un-mate-n982926

Bruno Fitipaldo è stato nella panetteria della zona dove vive. Appena entrato, ha percepito un senso di ammirazione nella persona che lo attendeva. Quando arrivò alla cassa gli diedero un altro vassoio pieno di cibo. E’ il modo per augurare un “in bocca al lupo” alla nuova stella dell’Orlandina Basket.

Naturalmente sarebbe giusto se si trattasse di un singolo episodio. Però, quando la situazione si ripete e non si vuol far pagare nei luoghi dove si frequenta, diventa tifo. Bruno Fitipaldo convive con il calore degli appassionati siciliani di basket: «Qui la gente in Sicilia è molto calorosa. C’è una panetteria vicino a casa e ogni volta vado a chiedere di non darmi tante cose perché mi danno di tutto. “Prova questo, prova quello”. Dolci, biscotti, di tutto. Torno a casa con vassoi pieni di cibo e mia moglie mi dice di non prenderne perchè ingrassiamo!» dice ridendo l’ex giocatore di Malvín a Referí. Però non è l’unica cosa che accade: «Queste cose succedono anche in altri posti. Quando per esempio mi taglio i capelli e non mi fanno pagare perchè la squadra va sempre dallo stesso barbiere“.

La prima esperienza europea di Bruno Fitipaldo sta risultando fantastica. Nonostante sia lontano dalla sua famiglia, dai suoi fratelli, dall’asado e dal mate, si sta adattando bene a nuove abitudini.

Il mate…che argomento! al margine delle curiosità provengono dall’esterno, gli uruguayani soffrono perchè non c’è la Yerba Mate. Fitipaldo ci confessa che gli manca tanto: «Stiamo facendo i conti. Abbiamo 5 chili di mate in due. Però per fortuna i nostri parenti ce ne porteranno ancora, così non ci mancherà mai. Non si butta niente del “Mate”, quello che non si usa si utilizza nuovamente – afferma – ovviamente quando ci vedono, tutti ci guardano male… perchè pensano sia Marijuana!»

Fitipaldo dice che gli manca tutto dell’Uruguay. Per esempio, dice che non si perde nessuna notizia del suo paese, cosa che in Uruguay non faceva nemmeno: «Quando sei lontano dal tuo paese ti aggrappi a qualsiasi cosa… come fare il “Mate”, oppure guardare programmi uruguayani oppure ancora guardare al PC notizie dell’Uruguay che richiamano la mia attenzione» rivela Fitipaldo.

L’aneddoto più curioso che è successo a lui nel club è accaduto a ora di pranzo: «Qui mangiano tutto separato, vale a dire se si desidera il riso con la carne non è usanza. Prima viene il riso e poi la carne, quindi, quando il primo giorno con la ero squadra ho “versato” nel piatto come da nostre usanze. Un di riso, insalata, carne, e quando ho raggiunto il tavolo sembravo un pazzo, tutti avevano il primo piatto che è come “inizio”. Mi sentii un cavernicolo».

La settimana è più larga rispetto alle nostre abitudini. Perchè in Italia, a differenza di quello che accede in Uruguay che si gioca due volte a settimana, si gioca solo la domenica: «Prima di venire qui mi sono confrontato con Nicolás Mazzarino e anche con sua moglie Magela. Loro sono stati a Reggio Calabria, città vicina a Capo d’Orlando, e mi hanno raccontato come si vive qui. La cosa più differente è l’intera settimana piena di allenamenti e senza partite. Sembra più lunga. E poi ci hanno dato una grande mano per tutto ciò che riguarda i costumi e le faccende amministrative».

Fitipaldo conlude dicendo: «E’ stato strano l’impatto che ho avuto con Capo d’Orlando. E anche giocare per il club di cui sono diventato tifoso, e questa è una cosa che va al di là dell’essere professionita. Però voglio dimostrare che non sono venuto qui per andarmene”.
Le nuove abitudini
«E ‘strano, perché qui non si respira una tension eccessiva. E’ comune per i giocatori di stare insieme, e con il gruppo degli italiani abbiamo legato, siamo diventati amici e ci riuniamo spesso. Ma loro non sono come noi, che facciamo l’arrosto o un giro di mate!» dice.
Fitipaldo si adatta bene alla sua prima esperienza europea. «La barriera linguistica non è poi così grande, ma inizialmente ho faticato un pò. Non c’è un vero problema, percchè la squadra è composta in gran parte di giocatori stranieri (croati, ungheresi, serbi, americani), tutto è inglese e non ho problemi”.
Uno staff al suo servizio
L’ex giocatore di Malvín a Referí  afferma che tra le cose che lo hanno più sorpreso all’Orlandina Basket è quello di «avere quattro assistenti per tutto quello che ti serve. Lo staff è operativo 24 ore su 24, stessa cosa per la palestra, per i video, per i fisioterapisti… sono sempre a tua disposizione. In Uruguay questa cosa è impossibile, perchè ci sono orari differenti e il campo si libera a determinati orari. Qua c’è sempre un assistente che lavora con te e spinge sempre a fare meglio. Questo ti permette di migliorare e, alla lunga, fare sempre meglio» afferma Fitipaldo dalla Sicilia, che prima di arrivare a Capo d’Orlando il playmaker giocava nell’Obras Sanitarias.
Il vestiario
«Ci sono delle regole molto rigide da seguire anche nell’abbigliamento. Ti avvisano su cosa indossare, per viaggiare, per le partite, per l’allenamento, per l’hotel. Sono molto scrupolosi sugli orari»
Guidare in Italia
«Adesso si, guido. All’inizio ho preso qualche contromano, o mi fermavo in posto dove non potevo. Per fortuna però non ho avuto problemi. A Buenos Aires fu più complicato!».
CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO

ALTRI ARTICOLI