Fioretti, il cuore spaccato in due | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 4 dicembre 2016

Fioretti, il cuore spaccato in due

_oe48518Gabriele Gallo – Il Resto del Carlino

Il cuore è rimasto a Reggio Emilia. Il presente invece è a 1200 chilometri di distanza. Quelli che separano la nostra città da Capo d’Orlando dove Flavio Fioretti), vice allenatore della Betaland, sta proseguendo la sua carriera dopo i tanti intensi anni In biancorosso. Domani sera tornerà, per la prima volta da avversario, in quel PalaBigi dove ha vissuto gioie incredibili, e grandi amarezze. A partire da gara 7 di finale scudetto persa nel 2015, all’ultimo fiato, con Sassari.

Fioretti, ripensa mai a quella serata? Magari parlandone con Diener, che ha ritrovato in Sicilia.
«Con Drake è stato bello ritrovarsi, ha già fatto buone partite e sta crescendo sempre più. Ma di quella serie non parliamo mai. E francamente io non ci penso più. A che serve? Il bello del nostro lavoro è che c’è sempre una nuova partita da giocare».

Da Reggio, dove si è accasato con sua moglie Milena, al messinese. Come va l’ambientamento nella nuova realtà?
«Sapete bene l’incredibile legame che ho con Reggio, ma mentirei se dicessi che a Capo d’Orlando mi trovo male. E’ un piccolo gioiello Italiano, un paese incastonato in una oasi di mare. Osservare il paesaggio all’alba o al tramonto dà una carica pazzesca. Tuttavia non nego che Reggio mi manca».

Cosa in particolare?
«Le passeggiate in centro e la possibilità di frequentare le tante, vere, amicizie che ho mantenuto».

Magari anche la passione per la palla a spicchi…
«In questo senso Reggio e Capo sono molto simili. C’è un tifo viscerale e caldissimo; al PalaBigi come qua il pubblico è il sesto uomo in campo. Qui tutti sanno cos’è il basket e tutti ne parlano, dal parrucchiere al barista».

La mancanza degli affetti è pesante?
«E’ la prima volta da quando conosco Milena, che stiamo lontani tanto a lungo. Ci stiamo scoprendo in modo diverso. Lei è semplicemente meravigliosa, fa i salti mortali per raggiungermi ogni volta che può».

La trasferta a Reggio capita a fagiolo allora…
«Magari! Il posticipo è un bene per la Betaland, perchè andremo in tv contro la Grissin Bon, ma per me è un guaio; potrò fermarmi poche ore dato che mercoledì riprenderemo ad allenarci».

Dica la verità: un pensierino ad uno scherzetto alla Grissin Bon l’avrà fatto.
«Vogliamo usare questa partita per vedere quanto possiamo ancora migliorare, quanta consapevolezza abbiamo delle nostre forze. Tenteremo il blitz, ma per riuscirci dovremo fare molto meglio le cose che già ci riescono bene».

Quanto di Flavio Fioretti c’è nel brillante avvio di stagione della Betaland?
«C’è un pizzico di me in tutte le cose, nel quadro di un buonissimo lavoro di staff, come accadeva alla Pallacanestro Reggiana».

Anche nella scelta di certi giocatori che, a sorpresa, stanno viaggiando ad altissimi livelli come Fitipaldo o Tepic?
«C’è un lavoro di scouting approfondito fatto dallo staff tecnico. Ma l’intuizione sul loro talento è partita da Peppe Sindoni, che davvero ha messo insieme un roster di ottima fattura»

Della Grissin Bon cosa pensa?
«Non mi sorprende che sia già così in alto. Di fatto è l’unica squadra che ha mantenuto lo zoccolo duro della scorsa stagione. Gioca praticamente a memoria e nel basket odierno conta tantissimo. Personalmente sono orgoglioso di avere contribuito alla crescita di Cervi, Della Valle e Polonara».

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