Due chiacchiere al bar… con Gennaro Di Carlo | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 2 gennaio 2016

Due chiacchiere al bar… con Gennaro Di Carlo

2379e6bc-2cf8-4381-a374-ba9acfaeb54bSergio Librizzi – BasketItaly

Abbiamo intervistato in esclusiva il neo coach della Betaland Capo d’Orlando, Gennaro Di Carlo già assistente dell’esonerato Giulio Griccioli, promosso adesso come capo allenatore per risollevare le sorti di una squadra in netta difficoltà: nelle ultime 10 giornate, infatti, i biancazzurri hanno ottenuto una sola vittoria sul campo di Torino e non festeggiano al PalaFantozzi ormai da più di 2 mesi.

In questa chiacchierata informale, Di Carlo si è raccontato, partendo dal suo primo approccio con la pallacanestro ed arrivando fino alla prossima partita di campionato che lo vedrà, curiosamente, sfidare la Giorgio Tesi Group Pistoia, guidata dal suo idolo e amico Vincenzino Esposito.

– Nato nel 1973 a Santa Maria Capua Vetere (CE), prima esperienza come allenatore nel 1990, a 17 anni, hai cominciato davvero prestissimo…

<<Ho cominciato quando ho smesso di giocare a basket per una delusione cestistica. In pratica lì all’epoca a Caserta cercavano tutti di diventare come Gentile o Esposito, però ti facevano credere che se non potevi diventare come loro tutto il resto non contava. A quel punto dissi “no, se le cose stanno così allora non gioco più…”. In aggiunta a questo, tutte quelle frasi fatte tipo “chi non difende, non gioca; chi non si allena, non gioca…”; io non saltavo un allenamento, difendevo come un cane, ma quando c’erano le partite importanti facevo 40’ di panca e al posto mio facevano giocare altri solo perché erano più “futuribili”…

Il mio allenatore, resosi conto di avermi creato una delusione molto forte, mi propose di entrare a far parte del settore giovanile della JuveCaserta. Questa cosa mi stuzzicò sin da subito, gli dissi allora di sì. Il primo anno facevo il vice di tutte le squadre giovanili, arrivavo in palestra alle 3 e me ne andavo alle 10. Poi mi hanno fatto fare i corsi di allenatore e l’anno dopo mi hanno assegnato il gruppo che corrisponde all’attuale under 13.

La mia prima esperienza senior, invece, è stata come vice-allenatore delle Forze Armate in B2. Siamo venuti a giocare qui a Barcellona (Pozzo di Gotto, ndr), esperienza straordinaria. Vecchio palazzetto, ci hanno staccato le luci 2 volte, siamo rimasti al buio, ed il nostro allenatore romano infuriato che diceva: “Aò, io non me muovo dar campo…”>>

– La prima vera esperienza importante, forse nei 4 anni a Maddaloni…

<<Ho fatto una serie di esperienze che poi mi hanno portato a Maddaloni. Paradossalmente avevo deciso di non fare più l’allenatore come professione, ma di tornare a casa e fare il basket come seconda attività. A Maddaloni mi affidano la squadra, in una situazione particolare, con 10 giornate di squalifica al campo, ed io mi son trovato con questa squadra di B2 in cui allenavo Gentile, Frascolla, Coltellacci, La Torre, tutti veterani, e ci salvammo all’ultima partita a Bari nei playout, e da lì è partita questa avventura.>>

– Quella a Pistoia non sarà la tua prima panchina in Serie A, perché hai fatto il capo-allenatore a Roma nel 2009…

<<Sì, ma fu una panchina forzata, c’era già un allenatore che stava per subentrare, ed io ero l’unico vice con la tessera. Nando (Gentile, ndr) si dimise venerdì, ma poi lunedì arrivò Boniciolli. Giocammo in casa con Teramo, i primi due quarti bene ma poi perdemmo… (questo magari non lo scriviamo, vabbè…)>>

– Adesso il destino alla prima ti ha messo contro Vincenzino Esposito

<<Questa cosa è bellissima perché quando ho allenato in Legadue, a S.Antimo, Enzino allora faceva il commentatore tv, e in uno spezzone usò un’espressione straordinaria: “Di Carlo è un altro allenatore casertano, così come Marcelletti… Perché dovete sapere che ormai i casertani nel basket sono come i cinesi nel mondo…”>>

– Che rapporto hai con lui? Quando l’hai conosciuto?

<<Con lui ci siamo conosciuti da bimbi. Era il mio idolo, io mi allenavo nella palestrina del PalaMaggiò, lui ovviamente nel campo grande, e quando quelli della prima squadra passavamo noi stavamo tutti lì a guardare… Sia lui che Gentile sono due persone di Caserta, molto umili, non hanno mai fatto pesare il fatto di essere grandi giocatori.

Enzino mi ha dato una grandissima mano quando ho allenato a Sant’Antimo e Scafati, soprattutto per le informazioni sugli americani, un mondo che lui conosce benissimo. Quindi è chiaro che oggi vederlo così in alto in classifica, a me fa piacere…

Secondo me merita già il premio di allenatore dell’anno: tra tutte le squadre, Pistoia è quella che esprime il miglior basket…>>

– Grazie per questa chiacchierata coach. Per chiudere, raccontaci un anneddoto riguardante il magico periodo casertano, negli anni dello storico scudetto (’90-’91)…

<<Ne avrei tanti, me ne ricordo uno in particolare. Nel periodo che precede Capodanno, a Caserta e dintorni c’è da sempre la tradizione di sparare i “botti”; ovviamente anche Enzino, Nando ed il massaggiatore casertano portavano le “bombe” al palazzetto, con l’intento di insegnare ai due americani della Juve (Shackleford e Frank, ndr), quest’usanza… Venivano un’ora prima del loro allenamento al PalaMaggiò e cominciavano a spararle, mentre i due americani impauriti scappavano… Il tutto mentre noi delle giovanili ci allenavamo in palestra.

Qualche settimana dopo, furono proprio i due americani a far spaventare tutti quanti sparando le bombette e facendo tremare tutto il PalaMaggiò… Diciamo che avevano imparato bene la lezione!!!”>>.

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