Testo: Pietro Scibetta
Foto: Giovanni Pappalardo
Grafica: CSLab

L’arrivo di Eric Maynor è l’occasione per ripercorrere la storia recente dell’Orlandina Basket, quella che l’ha portata dalla C2 all’Europa negli ultimi vent’anni.
Una storia contraddistinta, non poteva che essere altrimenti, da allenatori, giocatori e dirigenti di grande spessore, e di una particolare categoria di giocatori che da queste parti sono entrati nella storia, per ragioni diverse tra loro.
ALESSANDRO FANTOZZI (1998-2004)
Due promozioni dalla A2 con la sua Libertas Livorno, il celebre scudetto sfiorato nella epica serie contro Milano, un argento con la Nazionale agli Europei del 1991 e la reputazione, giustificata, come uno dei migliori giocatori italiani del suo tempo. Alessandro Fantozzi arriva in Sicilia nel 1998, quando l’Orlandina si appresta a disputare il campionato di Serie B2, insieme a colui che più tardi rivestirà anche il ruolo di direttore sportivo, Diego Pastori. Due “firme” che esplicitarono, qualora ce ne fosse stato bisogno, la portata delle ambizioni del club. Proveniva da Montecatini, dove nel campionato 1997-98 segnò 10.5 punti di media in 21.9 minuti, chiudendo il campionato di Serie A2 in semifinale per la promozione (sconfitta 3-2 nella serie con Imola). Una volta arrivato a Capo d’Orlando, arrivarono subito vittorie su vittorie: la promozione in B2, quella dalla B1 nel 2001, imprese che lo hanno reso semplicemente una leggenda del nostro club. Quell’anno, il neonato impianto di Piazzale Bontempo, che ospita ancora oggi le nostre partite, fu intitolato a lui: unico al mondo, quindi, a giocare in un palazzetto a lui dedicato.
TERRELL McINTYRE (2004-05)
Un giocatore che inizia la sua storia con un 3/21 da tre punti nelle sue prime tre uscite in campionato raramente la vede terminare in maniera positiva. Infatti, la storia di Terrell McIntyre con l’Orlandina Basket non è stata positiva: è stata straordinaria, probabilmente irripetibile. Terrell, di quelle gare (una vinta in overtime contro Novara, l’altra a Montecatini, la terza persa a Rieti) magari nemmeno si ricorda. Eppure, da lì iniziò una stagione che a oggi rende il nostro club imbattibile: perché il campionato di LegAdue, per com’era concepito (16 squadre e statuto professionistico) non esiste più, e quella fu la stagione della prima, indimenticabile promozione dell’Orlandina Basket nella massima serie. Un campionato iniziato da “ripescati” e finito nella più sfavillante delle glorie, con un record di 20 vittorie consecutive per finire il campionato (e la promozione diretta conquistata senza passare dai playoff), che arrivano a 22 contando anche le due vittorie del PalaDozza in occasione della Final Four della Coppa Italia di LegAdue. Una stagione clamorosa anche dal punto di vista individuale: 18.7 punti, 4.7 assist, 3.3 rimbalzi, 20.2 valutazione media, 5 volte oltre i 30 per valutazione (3 delle quali consecutive), un high personale di 31 punti (a Montegranaro e con Trapani). Da quella stagione in poi, nessuno ha più fermato McIntyre, che ha vinto tutto in Italia con Siena ed è stato grandissimo protagonista anche in Eurolega, conquistando una Final Four nel 2008. In carriera: 3 scudetti, 2 volte MVP della Serie A, 1 Supercoppa, 2 volte All-Euroleague Team, la sua canotta #5 è stata ritirata dalla Mens Sana Siena.
GIANMARCO POZZECCO (2007-08)
La stagione 2007-08 è stata tante cose. Trale tante, quella del ritorno in Italia del “Poz”, dopo il suo biennio all’estero: prima una breve esperienza a Zaragoza, poi due stagioni in Russia con il Khimki. Una stagione pazzesca, realmente: quella di Meo Sacchetti in panchina, del primo successo in casa di Milano, della prima Final Eight e dei primi playoff conquistati in Serie A. Una stagione chiusa con le lacrime di Gianmarco ad Avellino e in diretta televisiva, al termine dell’ultima partita della sua carriera, dopo aver regalato agli orlandini momenti di basket assolutamente indimenticabili. Non tanto per le cifre, comunque importanti, come 17.3 punti, 7.8 assist ma anche 6.2 palle perse che gli fecero dire nel corso di un’intervista: “Se per caso trovate in giro un pallone, di sicuro l’ho perso io!“. Una stagione magica, indimenticabile, fondamentale anche quando si è trattato di dare un nuovo colpo di reni per risalire in Serie A qualche anno dopo: Pozzecco ritorna da capo allenatore nel 2012, e probabilmente il debutto da coach di un personaggio così poteva accadere solo a Capo d’Orlando. L’anno dopo, con lui arrivano altri due medagliati d’argento dei Giochi di Atene 2004, Matteo Soragna e Gianluca Basile (insieme a un altro super veterano come Sandro Nicevic). L’Orlandina torna a riportare campioni ma soprattutto grandi personaggi, uomini straordinari del nostro basket e dei nostri anni. Ma questo, forse, non sarebbe successo senza quella stagione, quelle giocate tanto folli quanto geniali, quelle vittorie. E quelle lacrime.
BRUNO FITIPALDO (2016)
Anno 1990. Dall’Uruguay, più precisamente un nativo di Montevideo, arriva un genio in un’isola italiana. Un genio capace di fare più o meno ciò che crede con la palla, dallo sguardo quasi malinconico e con un’attrazione magnetica per la giocata, per il bello. Ma non per l’eccesso. Quell’uomo era Enzo Francescoli, il suo sport era il calcio, l’isola la Sardegna e la squadra il Cagliari.
Anno 2016, la storia si ripete. Dall’Uruguay, più precisamente un nativo di Montevideo, arriva un genio in un’isola italiana. Un genio capace di fare più o meno ciò che crede con la palla, dallo sguardo quasi malinconico e con un’attrazione magnetica per la giocata, per il bello. Ma non per l’eccesso. Quell’uomo era Bruno Fitipaldo, il suo sport era il basket, l’isola la Sicilia e la squadra l’Orlandina.
Un trequartista, un playmaker: e forse, per come interpreta(va)no il ruolo, più o meno la stessa cosa. La storia di Bruno Fitipaldo a Capo d’Orlando dura solo pochi mesi, durante i quali non manca di marcare della sua impronta ogni angolo della città e del nostro parquet. Di gare ne ha giocate 12, vincendone 7, ponendo le basi per la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia. Highlight? 33 punti, 10 assist (era la terza partita consecutiva in doppia cifra per assist) e 44 di valutazione nella vittoria di Brescia, con pochissimi uomini a disposizione e uno spirito che fece dire a tutti: “Sì, sarà una stagione speciale!“. Era una scommessa, di quelle che si spera vadano bene: ecco, andò fin troppo bene, tanto che il Galatasaray versò un ricco buy-out il 26 dicembre per portarlo alla corte di Ergin Ataman, in Eurolega. Furono pochi mesi, li ricorderemo per molti, molti anni.
NIKOLA IVANOVIC (2017)
Il giorno stesso della partenza di Bruno Fitipaldo, l’Orlandina si trovò ad affrontare il problema seguente: come sostituire, di corsa e… in corsa, il possibile MVP del campionato per di più in un ruolo così delicato? Scommettendo, di nuovo. Cercando un uomo in una situazione “orlandina”: con talento, personalità e bisogno di giocare, per rilanciarsi o mettersi in mostra. Un uomo con la voglia e la fame dentro, da portare nel club migliore possibile per tirargliela fuori. Nikola Ivanovic rispondeva pienamente a questo identikit. Dopo 4 titoli in Montenegro con il Buducnost, una coppa serba (da MVP) con il Mega Leks, ecco che Ivanovic firma un triennale in Grecia con l’AEK Atene dove, pero’, fatica a far vedere a tutti il proprio potenziale. Ecco il talento, ed ecco l’occasione: il buco lasciato da Fitipaldo è perfetto per essere ricoperto da lui, con un registro un po’ diverso (più da scoring point), ma ugualmente efficace. Gioca da subito offrendo gare di altissimo spessore, ottenendo vittorie contro i futuri campioni d’Italia di Venezia e sul campo di Torino (rispettivamente segnando 18 e 20 punti), guidando i paladini fino alla conquista dei playoff e sancendo, con la sua tripla tagliagambe entrando nell’ultimo minuto di gioco, la vittoria in casa di Milano in gara-1 della post-season. Le cifre (12.1 punti, 3.4 assist) raccontano di un buon giocatore: non dicono, pero’, quanto sia stato amato dai tifosi di Capo d’Orlando.