Basile: «Orlandina vinci di squadra» | Orlandina Basket
  • Pubblicato il: 31 marzo 2017

Basile: «Orlandina vinci di squadra»

Giuseppe Lazzaro – Gazzetta del Sud
CAPO D’ORLANDO. Il grande (doppio) ex. Gianluca Basile, lontano dall’attività agonistica da più di dieci mesi, vivrà certamente una domenica particolare nel consueto posto che occupa al “Pala Fantozzi”, al fianco della tribuna lato mare: da una parte quella Pallacanestro Reggiana che lo lanciò giovanissimo nell’elite del basket nazionale (dal 1995 al 2000) prima dell’approdo alla Fortitudo Bologna e, da qui, in Spagna al Barcellona e, dall’altra, l’Orlandina dove, in tre anni, il primo in Dna Gold e gli ultimi due in A, ha chiuso una carriera semplicemente straordinaria.
Quali sensazioni proverà il “Baso”?
«L’unica possibilità che avevo di chiudere la mia storia cestistica era quella di giocare i quarti di Final Eight di Coppa Italia che sarebbe stato un epilogo degno: con la maglia dell’Orlandina dove ho chiuso la carriera contro quella Reggio dove avevo iniziato. Ma non ho voluto rischiare di fare le cose male anche per qualche minuto di quella partita. Domenca mi farà un po’ di effetto ma alla fine ormai ho giocato così tante volte contro Reggio Emilia che non ci farò caso».
Sotto il profilo tecnico e agonistico che partita sarà?
«È una sfida fondamentale perché chi vince sicuramente si giocherà il quarto posto con Trento. Reggio è in ripresa dopo un calo nell’ultimo periodo seguito a vari infortuni, adesso hanno recuperato un po’ tutti e i risultati si stanno vedendo. L’Orlandina, a parte la sconfitta di domenica a Varese che ci può stare, è in linea con quello che si stava prefigurando nell’ultimo mese e mezzo di striscia: cioè vincere 4 gare su 6 e, invece, ha fatto anche meglio con un 5/6, quindi alla grande direi».
Quale sarà la chiave del match?
«Reggio vive molto con il tiro da tre, soprattutto di Della Valle, i suoi tiri se li prenderà anche Aradori, però questa cosa di limitare i punti di forza non sempre basta. La partita contro Varese vedeva i punti di forza avversari in Maynor e Johnson, alla lunga la partita l’hanno vinta Bulleri e Ferrero. Mi concentrerei più sul concetto di squadra e non sui singoli, se ti concentri solo sui singoli rischi che poi lasci perdere gli altri».
L’Orlandina arriva alla sfida di domani avanti in classifica di due punti. Impensabile a inizio campionato.
«Reggio Emilia ha sbagliato gli stranieri – sentenzia il “Baso” – e, quindi, è stata costretta a metà stagione al cambio di americani e l’inserimento dei nuovi. Non si tratta di fenomeni e hanno bisogno del loro tempo per entrare in un sistema. Ha perso Stefano Gentile per quasi due mesi, solo adesso lo stanno riavendo, poi si sono fatti male Aradori e Della Valle. L’Orlandina, effettivamente, sta sorprendendo tutti per la posizione attuale che ha. Io non ho mai avuto dubbi sulla salvezza, perché per come vedo io la pallacanestro la firma di Fitipaldo che già avevo visto prima che venisse qua, l’esperienza di Diener e il ritorno di Archie, con la crescita dei giovani, rappresentavano una garanzia che mi faceva pensare sulla salvezza sicura. Poi i playoff sono un sogno che si può realizzare a questo punto della stagione. Mancano sei gare, il calendario non è dei migliori perché se ne perdi due o tre di fila, rischi di stare fuori».
Sei pentito della decisione di aver lasciato?
«Le decisioni le prendo pensandoci e non a bruciapelo. Una decisione così importante di smettere e di fermare la tua vita professionale non è semplice. È una decisione che già dal primo anno in Serie A, a metà stagione 2014/15, pensavo di fare. Per una serie di cose mi sono convinto perché mi piaceva questa idea che avevamo della squadra europea e non americana, quindi il secondo anno l’ho fatto proprio per questo. E poi a 42 anni sopportare una stagione in Serie A non è facile: non si tratta solo di giocare perché ci sono tanti fattori, i viaggi, gli orari, gli allenamenti, la preparazione della partita. Sono stato troppo severo con me stesso e anche qui a Capo d’Orlando: per vent’anni ho lavorato sempre con la stessa dedizione di quando ero giovanissimo. Meglio smettere e non fare le cose male e non sentirmi in colpa con me stesso».

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